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L'istituzione dell'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone

Capitolo 1 dell'opera «Dalla storia dei Cavalieri del Tempio».
Preparato dal Nobile + Fratello Wolfgang AKUNOV

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La storia dell'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone (i frati del Tempio, o Templari) fu costantemente al centro dell'attenzione di numerosi ricercatori, il che generò una letteratura davvero sconfinata sui cavalieri del Tempio.

L'Ordine dei frati del Tempio, che è altresì l'Ordine dei Templari, o «Templarii» (Templarii), dei signori del Tempio, dei fratelli del Tempio, dei guerrieri (cavalieri) del Tempio (Milites Templi o Equites Templi), dei poveri compagni (confratelli d'armi) di Cristo e del Tempio di Salomone, dei poveri guerrieri in Cristo e difensori del Tempio di Gerusalemme, e così via — fu il primo degli Ordini religioso-cavallereschi istituiti in Palestina nel periodo delle Crociate e, sin dal giorno della sua fondazione, indirizzò la propria attività alla soluzione di compiti puramente militari, sebbene difensivi — a differenza, ad esempio, dell'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni (ospitalieri), fondato molto prima, verso gli anni Quaranta dell'XI secolo, ancor molto prima dell'inizio delle Crociate (nonostante i tentativi della Sede Apostolica di far risalire la sua origine alla liberazione di Gerusalemme dagli infedeli ad opera dei crociati del duca Goffredo di Buglione nel 1099!).

In seguito l'Ordine del Tempio e i suoi membri furono ingiustamente accusati di eresia, di bestemmia e di dissolutezza. Diciamo subito che il processo contro i Templari, inscenato all'inizio del XIV secolo in conseguenza degli intrighi del re di Francia Filippo IV e del papa francese Clemente V, e che portò alla distruzione dell'Ordine del Tempio, è stato studiato in dettaglio dai ricercatori moderni, cosicché, in conclusione, delle accuse infondate mosse contro i frati del Tempio non è rimasta traccia. Le confessioni strappate con la tortura ai Templari arrestati non hanno alcuna forza né valore. L'ultimo Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay, bruciato pubblicamente sul rogo a Parigi nel 1314, supplicò i carnefici di legarlo, prima del rogo, al palo con il volto rivolto verso la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, per poter contemplare fino agli ultimi secondi della sua vita la Casa della Santissima Madre di Dio; e persino di fronte alla morte inevitabile non cessò di giurare l'innocenza del proprio Ordine. Gli «eretici», e tanto meno i «satanisti», non si comportano così…

Conformemente alla bolla papale Ad providam del 1312, i possedimenti dell'Ordine soppresso dei Templari dovevano passare agli Ospitalieri. Molti principi secolari, mossi da bassa avidità, ignorarono la volontà del papa oppure la adempirono non in piena misura. In Germania l'Ordine dei Templari deteneva 50 commende, la maggior parte delle quali, conformemente al decreto papale, toccò agli Ospitalieri. Molti dei cavalieri Templari di queste commende entrarono anch'essi nell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

Torniamo però all'inizio della nostra storia. Dunque, nel 1119 o 1120 i cavalieri borgognoni Ugo di Payns (Hugues de Payns), Goffredo di Saint-Omer (Godefroy de Saint-Omer), Andrea di Montbard (André de Montbard), Payen di Montdidier (Nivard de Montdidier), Goffredo Bisol (Godefroy Bisol), Archambaud di Saint-Amand, Rolando, Godemaro e Rosal (in diverse fonti i loro nomi sono dati in varie trascrizioni e forme), emessi i voti dinanzi al Patriarca di Gerusalemme (e, secondo la versione di Albert Pike, dinanzi al Patriarca di Costantinopoli; è possibile che la confusione sia legata al fatto che il Patriarca ortodosso di Gerusalemme, a causa delle oppressioni dei musulmani, ancor prima dell'inizio delle Crociate era stato costretto a trasferirsi da Gerusalemme nella capitale dell'Impero Romano d'Oriente ortodosso, ossia bizantino, Costantinopoli — ma in questo caso è importante che non si trattava del Patriarca romano-cattolico, bensì di quello greco-ortodosso), si unirono in una fraternità militare affinché, a gloria di Cristo e della Santissima Madre di Dio, divenissero monaci restando al tempo stesso cavalieri, conducessero una vita casta e pia all'ombra del Sepolcro del Salvatore, difendessero la Terra Santa dagli infedeli e assicurassero la protezione armata dei pellegrini lungo il cammino attraverso regioni piene di ogni sorta di pericoli — la Siria, la Celesiria (Libano) e la Palestina —, custodendoli sulla strada dalla riva del mare, alla quale approdavano le navi dei pellegrini, fino a Gerusalemme e ritorno, dagli assalti dei musulmani e talvolta — perché tacerlo! — dei briganti cristiani, dagli assalti dei saraceni (e anche dei leoni — i soli animali che ai frati del Tempio era lecito cacciare secondo la regola!). Baldovino II, re di Gerusalemme, mise a disposizione della nuova fraternità di guerrieri monaci una parte del suo palazzo, edificato sul luogo dell'antico Tempio di Salomone. Perciò i membri della fraternità cominciarono a essere chiamati «frati del Tempio» o «cavalieri del Tempio», sebbene all'inizio essi stessi si dicessero «poveri compagni d'armi (cavalieri) di Cristo». I canonici della Chiesa del Santo Sepolcro (i «sepolcrieri») consegnarono ai Templari alcuni edifici situati nelle vicinanze per l'alloggio dei poveri pellegrini, che non avevano di che pagare il pernottamento negli ospizi della città.

Nella fase iniziale della sua attività l'Ordine del Tempio fu (come l'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni e l'Ordine del Santo Sepolcro) non strettamente romano-cattolico, ma pancristiano (ecumenico). I frati del Tempio collaborarono strettamente con l'Impero Romano d'Oriente ortodosso e, in particolare, con il Patriarca ortodosso di Costantinopoli. Fra i membri dell'Ordine del Tempio figuravano anche «fratelli cavalieri» ortodossi delle terre slave. Si sono conservati documenti e registrazioni che consentono di ritenere che uno dei fondatori e dei primi Maestri dell'Ordine del Tempio fosse Sant'Andrea Bogoljubskij, il Santo Principe Pio, noto nell'esposizione occidentale della storia dell'Ordine dei Templari sotto il nome di Andrea di Montbard.

[leggi il capitolo seguente, «Sulla simbologia templare»]

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